Questo BLOG nasce con l'intento di essere una bacheca delle informazioni aggiornate per quanto riguarda la petrolizazione della regione Abruzzo, nel tentativo di contrastare l'informazione che non c'è nei media tradizionali, con la speranza di contribuire a fermare questa corsa scellerata verso la distruzione della "Regione Verde d'Europa".
mercoledì 19 maggio 2010
martedì 18 maggio 2010
lunedì 17 maggio 2010
chi ci capisce e professore...!
Alfredo Castiglione, assessore alle Attività Estrattive.
2010-05-17
IMPRESE ESTRATTIVE: SCATTERA' CANONE DOPO SI' DAL CONSIGLIO
CASTIGLIONE: A BREVE TAVOLO ISTITUZIONALE IN MATERIA(REGFLASH) - L'Aquila, 17 mag. L'Abruzzo è tra la prime Regioni in Italia ad applicare un canone alle imprese operanti nel settore estrattivo in base alla loro superficie in attesa che venga predisposto il Piano Regionale delle Attività Estrattive. L'introito ricavato andrà a vantaggio dei servizi sul territorio. L'iniziativa, che vede coinvolte anche le torbiere, è stata annunciata stamattina in conferenza stampa dall'assessore alle Attività Estrattive, Alfredo Castiglione. Erano presenti anche Gesualdo del Pizzo e Enzo Faieta, rispettivamente responsabile regionale e dirigente del settore Attività Estrattive. 'In attesa dell'adozione della legge organica in materia di attività estrattive - ha affermato Castiglione - la Giunta ha approvato un progetto di legge che mira a coinvolgere finanziariamente le imprese operanti nel settore estrattivo alla riabilitazione e conservazione del territorio con l'applicazione di un contributo ambientale'. Se il progetto di legge sarà approvato dal Consiglio Regionale, a partire dal primo gennaio 2011 saranno applicati gli indennizzi di contributo ambientale. Il valore del canone, per quanto attiene alle cave, circa 300 sul territorio abruzzese secondo Faieta, oscilla tra i 3.000 ed i 10.000 euro annui, calcolati in base ai volumi estrattivi. Per l'attività mineraria invece, il contributo annuale è fissato a 50 euro, per frazione di ettaro, o ogni ettaro in concessione ed a 30 euro per ogni ettaro o frazione di ettaro per permesso di ricerca. Per le attività estrattive relative alla coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi su terraferma il contributo annuale è pari a 5 euro, per ogni ettaro o frazione di ettaro dato in concessione per i permessi di ricerca, ad euro 50 per la coltivazione di idrocarburi gassosi e liquidi,ed ancora euro 50 per lo stoccaggio. 'Dopo le acque - ha affermato l'assessore - anche le cave, le torbiere e le attività di idrocarburi dovranno pagare un canone, a titolo di indennizzo forfettario riferito agli obblighi facenti capo alla Regione in materia di controllo e gestione del territorio'. Il progetto di legge, che Castiglione auspica arrivi in sede di quarta Commissione la prossima settimana, e che 'si rivolge principalmente all'attività estrattiva connessa alle cave, è stato già positivamente visionato dai referenti delle attività estrattive, mi riferisco, ha aggiunto - ad Apiedil, (Associazione piccoli imprenditori edili) e ANCE, coinvolte sia come associazione cavatori, sia come settore edilizio, ARCA (Associazione Regionali Cavatori Abruzzesi), Associazione Cavatori Teramani'. 'Il contributo - ha aggiunto inciderà 10 centesimi su ogni metro cubo di materiale estratto'. 'Ribadisco - ha concluso - che non verranno più rilasciate concessioni, né permessi di coltivazione per quanto riguarda gli idrocarburi gassosi e liquidi'. A breve sarà costituito un Tavolo Istituzionale tra la Regione e l'Associazione cavatori per definire una comune strategia risolutiva delle complesse problematiche inerenti le attività estrattive'. (REGFLASH)A.S. 100517 giured2/
fonte: Regione Abruzzo
NON SI CAPISCE BENE SE VUOLE FERMARE LE ATTIVITÀ DEI PETROLIERI NEL NOSTRO TERRITORIO O LI VUOLE SOLO TASSARE ???
CHIAREZZA CI VUOLE!!!
NOI CARI POLITICI I PETROLIERI NEL NOSTRO TERRITORIO NON LI VOGLIAMO,
COME VE LO DOBBIAMO DIRE
NON LI VOGLIAMO!!!
CHIAREZZA CI VUOLE!!!
NOI CARI POLITICI I PETROLIERI NEL NOSTRO TERRITORIO NON LI VOGLIAMO,
COME VE LO DOBBIAMO DIRE
NON LI VOGLIAMO!!!
giovedì 13 maggio 2010
Sergio Morandi & "Ombrina Mare2"
dr. Sergio Morandi perchè il pozzo Ombrina Mare2 è stato trivellato in una ZONA SPERIMENTALE DI RIPOPOLAMENTO ITTICO ???
per saperne di più QUI
per saperne di più QUImartedì 11 maggio 2010
domenica 9 maggio 2010
dimensione al 9 maggio della marea nera nel Golfo del Messico
il pesce piccolo...
Giacimento idrocarburi Bomba, mozione per tutelare il territorio
BOMBA. Quest'oggi nel corso del consiglio comunale di Bomba il sindaco ufficializzerà la contrarietà al progetto del giacimento di gas sul territorio comunale.
Un progetto che sta facendo discutere e alimentando dubbi.
Il giacimento avrebbe una profondità di 1.000-1112 metri ed una estensione di 3.572 ettari tra i Comuni di Bomba, Torricella P., Roccascalegna, Pennadomo.
La durata dell'estrazione sarebbe di 12-20 anni e il totale del gas commercializzato raggiungerebbe 1,776 miliardi di metri cubi.
Il totale del gas estratto al giorno ammonta a 650.000 metri cubi e il valore del pozzo si aggira intorno ai 138 milioni di euro.
Tra i benefici presentati dalla società proponente ci sono le royalties: (120.000 euro al Comune di Bomba, 40.000 euro per gli altri Comuni) e il risparmio sulle bolletta del gas per i cittadini bombesi che dovrebbero spendere così appena 6 euro al mese.
Ma ciò che preoccupa fortemente il comitato sorto da alcune settimane e che si dice nettamente contrario è il «forte rischio idrogeologico» della zona per la presenza della diga sopra al giacimento di gas naturale e la elevata fragilità del sottosuolo.
Intanto il consigliere provinciale Franco Moroni ha presentato una mozione tecnica, concordata e condivisa dall’intero gruppo del Pdl, proprio sull’istanza di concessione per lo sfruttamento del giacimento di gas naturale a Colle Santo nel territorio di Bomba.
Obiettivo della mozione, che si inserisce in un percorso tecnico-amministrativo già avviato dall’amministrazione provinciale di Chieti sin dal proprio insediamento per situazioni analoghe, è quello, dopo aver valutato le peculiarità del progetto, di tutelare quel particolare territorio.
«La nostra azione in materia di salvaguardia del territorio, non è improntata agli estremismi – spiega Moroni – ma restiamo fermi nel portare avanti tutte quelle iniziative istituzionali atte a salvaguardare particolari comprensori della nostra provincia. In particolare quello di Bomba ha unito alla vocazione turistica e ambientale, quella sportiva grazie al Giochi del Mediterraneo che hanno portato in quel territorio investimenti per 5 milioni di euro. Se dovesse arrivare il via libera alla realizzazione degli impianti, ciò significherebbe danneggiare al 90 per cento l’industria turistico-ricettiva, con il relativo indotto, impoverendo la zona e cancellando posti di lavoro».
Obiettivo della mozione, che si inserisce in un percorso tecnico-amministrativo già avviato dall’amministrazione provinciale di Chieti sin dal proprio insediamento per situazioni analoghe, è quello, dopo aver valutato le peculiarità del progetto, di tutelare quel particolare territorio.
«La nostra azione in materia di salvaguardia del territorio, non è improntata agli estremismi – spiega Moroni – ma restiamo fermi nel portare avanti tutte quelle iniziative istituzionali atte a salvaguardare particolari comprensori della nostra provincia. In particolare quello di Bomba ha unito alla vocazione turistica e ambientale, quella sportiva grazie al Giochi del Mediterraneo che hanno portato in quel territorio investimenti per 5 milioni di euro. Se dovesse arrivare il via libera alla realizzazione degli impianti, ciò significherebbe danneggiare al 90 per cento l’industria turistico-ricettiva, con il relativo indotto, impoverendo la zona e cancellando posti di lavoro».
08/05/2010 10.50
fonte: PrimaDaNoi.it
venerdì 7 maggio 2010
martedì 4 maggio 2010
PETROLIERI & BUGIE...
Marea nera, Greenpeace denuncia:
«Troppe falsità su tempi e danni»
L'associazione all'attacco contro le "falsità" diffuse dopo il disastro della piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico. Nel documento 'Orizzonte nero', gli ambientalisti dicono cosa a loro avviso sta realmente accadendo
Greenpeace all'attacco contro le "falsità" ufficiali diffuse dopo il disastro ambientale della piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico. In un documento diffuso oggi, 'Orizzonte nero', articolato in sei domande e altrettante risposte, gli ambientalisti dicono cosa a loro avviso sta realmente accadendo. "Dopo tante promesse di 'rivoluzione verde' e Green Economy - premette Greenpeace - agli inizi di aprile 2010, Barack Obama ha ridato il via alle esplorazioni petrolifere offshore negli Usa, dopo una lunga moratoria".Ecco sei domande e sei risposte per "capire il come e i perché di questa ultima catastrofe ambientale".
2) Una tecnologia all'avanguardia? "Falso! La piattaforma Depwater Horizon non è della Bp, che l'ha affittata dalla Transocean, a 500,000 dollari al giorno. Con quella stessa cifra, la Bp avrebbe potuto acquistare, e utilizzare, un sistema di bloccaggio del pozzo 'a distanza' (azionabile con un sistema acustico, dalla superficie). Perché questo utile congegno, obbligatorio in Norvegia e in Brasile, non è stato utilizzato in una piattaforma assolutamente all'avanguardia (come sostiene la stessa Bp)? L'uso di questo congegno è stato a lungo dibattuto negli Usa, almeno dal 2000. Ma, dopo forti pressioni della lobby petrolifera, nel 2003 lo US Mineral Management Service concludeva che "questi sistemi non sono raccomandati perché tendono a essere troppo costosi".
3) Mille barili al giorno di petrolio in mare? "Falso! Non sappiamo ancora quanto petrolio stia rilasciando in mare la Deepwater Horizon. Sappiamo che Bp ha mentito quando ha dichiarato una stima di circa 1.000 barili al giorno (c.a. 135 tonnellare). Già dopo i primi sopralluoghi la Noaa (National Oceanographic and Atmospheric Administration) ha portato la stima a 5.000 barili/giorno (c.a. 675 tonnellate) e i media riferiscono di stime assai maggiori. La stessa Bp ha dichiarato per la Deepwater Horizon una produzione potenziale di 150.000 barili al giorno (20.250 tonnellate). Queste cifre devono poi essere moltiplicate per la durata dello sversamento".
4) Bp pagherà tutti i danni? "Falso! Sui media si legge che Bp avrebbe già dichiarato che si assume tutte le responsabilità e che pagherà tutti i danni. Non è vero: Bp ha dichiarato che pagherà tutte le perdite economiche 'accertate e quantificabili'. Ma già i pescatori (soprattutto ostriche e gamberi) si stanno attrezzando per organizzare una 'class action' (azione legale collettiva) per chiedere a Bp almeno 5 miliardi di dollari. Altri danni economici potrebbero essere richiesti dal settore turistico.
5) Gli ecosistemi torneranno presto alla normalità? "Falso! Gli effetti di disastri petroliferi come questo sono difficili sia da valutare che da monitorare. In particolare, gli effetti sull'ecosistema pelagico sono particolarmente complessi. Le sostanze tossiche rilasciate dalle migliaia di tonnellate di petrolio potrebbero avere effetti notevoli sia sulle comunità del plancton (organismi che vivono nella colonna d'acqua) che su altre specie. A ciò bisogna aggiungere gli effetti tossici dei disperdenti (ne sono stati usati almeno 400.000 litri). L'uso di disperdenti può ridurre l'impatto sugli uccelli ('soffocatì dal catrame) ma aumenta quello sulla fauna e flora marina".
6) Basta usare le migliori tecnologie per evitare questi disastri? "Falso! L'idea che incidenti come questo siano causati dall'incuria e dalla cupidigia delle lobby petrolifere non è errata, ma affronta solo parte della realtà. Questi incidenti, che sono più frequenti di quanto non riferiscono i media: dipendono da 'fattori' come uragani, errore umano, malfunzionamento delle tecnologie e altri imprevisti. Ce ne saranno sempre".
1) Un incidente senza precedenti? "Falso! La moratoria alle estrazioni petrolifere offshore negli Usa non è cominciata per caso. Nel 1969 esplodeva infatti la piattaforma Santa Barbara (California): in dieci giorni, furono rilasciate in mare 12-13.000 tonnellate di petrolio. Almeno 10.000 uccelli furono uccisi. Dieci anni dopo era la volta della Ixtoc 1, della compagnia di Stato messicana PeMex: 450-480.000 tonnellate di petrolio furono rilasciate in mare nell'arco di oltre 9 mesi, nel Golfo del Messico. È il maggior rilascio di petrolio in mare mai registrato. Altri pesanti rilasci di petrolio furono causati dalle 30 piattaforme danneggiate o affondate dall'uragano Katrina, nel 2005: proprio in Louisiana".
2) Una tecnologia all'avanguardia? "Falso! La piattaforma Depwater Horizon non è della Bp, che l'ha affittata dalla Transocean, a 500,000 dollari al giorno. Con quella stessa cifra, la Bp avrebbe potuto acquistare, e utilizzare, un sistema di bloccaggio del pozzo 'a distanza' (azionabile con un sistema acustico, dalla superficie). Perché questo utile congegno, obbligatorio in Norvegia e in Brasile, non è stato utilizzato in una piattaforma assolutamente all'avanguardia (come sostiene la stessa Bp)? L'uso di questo congegno è stato a lungo dibattuto negli Usa, almeno dal 2000. Ma, dopo forti pressioni della lobby petrolifera, nel 2003 lo US Mineral Management Service concludeva che "questi sistemi non sono raccomandati perché tendono a essere troppo costosi".
3) Mille barili al giorno di petrolio in mare? "Falso! Non sappiamo ancora quanto petrolio stia rilasciando in mare la Deepwater Horizon. Sappiamo che Bp ha mentito quando ha dichiarato una stima di circa 1.000 barili al giorno (c.a. 135 tonnellare). Già dopo i primi sopralluoghi la Noaa (National Oceanographic and Atmospheric Administration) ha portato la stima a 5.000 barili/giorno (c.a. 675 tonnellate) e i media riferiscono di stime assai maggiori. La stessa Bp ha dichiarato per la Deepwater Horizon una produzione potenziale di 150.000 barili al giorno (20.250 tonnellate). Queste cifre devono poi essere moltiplicate per la durata dello sversamento".
4) Bp pagherà tutti i danni? "Falso! Sui media si legge che Bp avrebbe già dichiarato che si assume tutte le responsabilità e che pagherà tutti i danni. Non è vero: Bp ha dichiarato che pagherà tutte le perdite economiche 'accertate e quantificabili'. Ma già i pescatori (soprattutto ostriche e gamberi) si stanno attrezzando per organizzare una 'class action' (azione legale collettiva) per chiedere a Bp almeno 5 miliardi di dollari. Altri danni economici potrebbero essere richiesti dal settore turistico.
5) Gli ecosistemi torneranno presto alla normalità? "Falso! Gli effetti di disastri petroliferi come questo sono difficili sia da valutare che da monitorare. In particolare, gli effetti sull'ecosistema pelagico sono particolarmente complessi. Le sostanze tossiche rilasciate dalle migliaia di tonnellate di petrolio potrebbero avere effetti notevoli sia sulle comunità del plancton (organismi che vivono nella colonna d'acqua) che su altre specie. A ciò bisogna aggiungere gli effetti tossici dei disperdenti (ne sono stati usati almeno 400.000 litri). L'uso di disperdenti può ridurre l'impatto sugli uccelli ('soffocatì dal catrame) ma aumenta quello sulla fauna e flora marina".
6) Basta usare le migliori tecnologie per evitare questi disastri? "Falso! L'idea che incidenti come questo siano causati dall'incuria e dalla cupidigia delle lobby petrolifere non è errata, ma affronta solo parte della realtà. Questi incidenti, che sono più frequenti di quanto non riferiscono i media: dipendono da 'fattori' come uragani, errore umano, malfunzionamento delle tecnologie e altri imprevisti. Ce ne saranno sempre".
fonte: La Nuova Ecologia.it
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