martedì 13 ottobre 2009

Lettera aperta all'assesore dell'Ambiente Daniela Stati

Lettera aperta all'assesore dell'Ambiente Daniela Stati
dalla professoressa Maria Rita D'Orsogna

Caro Assessore all'Ambiente Daniela Stati,

mi chiamo Maria Rita D'Orsogna e probabilmente lei avra' sentito parlare di me nell'ambito della questione petrolio in Abruzzo. Le ho gia' scritto diverse volte in passato, senza che lei abbia mai risposto ai miei email.

Io sono letteralmente allibita di fronte al suo silenzio. Com'e' possibile che un assessore all'ambiente - responsabile di una intera regione, e madre di due bambini - taccia di fronte a un problema, quello petrolifero, che minaccia meta' della regione Abruzzo e che preoccupa molti Abruzzesi, per la salute del loro ambiente e dei loro figli?

Com'e' possibile che da un lato la Provincia di Chieti, Confcommercio, Assoturismo, la Federazione di Balneari, le Cantine del Vino, i Comuni della costa Teatina, Teramana e Pescarese, oltre che svariate associazioni e comitati cittadini sorti apposta, sono preoccupati dalle imminenti estrazioni di petrolio e lei no?

Due sono le cose: o lei non sa, oppure non le interessa. Entrambe queste possibilita' sono inaccettabili da parte di una persona che e' stata eletta e che e' pagata dal contribuente abruzzese per proteggere la nostra regione.

Se lei non conosce il problema, la sua ignoranza e' molto grave, visto che sono due anni che i cittadini ne parlano e che le informazioni viaggiano. Se a lei invece non il problema non interessa o pensa che non sia grave, e' altettanto grave che lei non condivida il suo pensiero con tutti gli Abruzzesi. Ci rassicuri che il problema non sussiste se e' cosi, ma con dati alla mano, con fatti certi, non con semplici parole.

Quando uno ha una posizione di potere, a mio avviso, ha anche il dovere morale di usare tale posizione per il bene comune. Avere paura, scappare, mettere la testa sottoterra, stare zitti non sono delle scusanti, sa?

C'e' anche un'altra possibilita': che lei abbia paura di avere una opinione e dire qualsiasi cosa perche' schiacciata da personalita' superiori, o da ordini dall'alto. Inutile dire, anche qui, che questo non e' accettabile quando si ha la responsabilita' di gestire il benessere ambientale dell'Abruzzo. Abbia coraggio e faccia la cosa giusta. Ci faccia sapere cosa ne pensa lei
delle trivelle in Abruzzo.

Quando lei ha accettato il suo incarico la prima responsabilita' che lei ha preso e' stata verso l'Abruzzo e gli Abruzzesi e non verso partiti, o schemi politici. E' a noi cittadini che lei deve rispondere per prima, e non ai giochi di potere.

La legge che blocca le estrazioni petrolifere in Abruzzo scade il 31 dicembre 2009. Cosa intende fare lei a proposito? Ce lo spieghi, qualunque sia il suo progetto, anche se e' il non fare nulla. Abbiamo il diritto di sapere.

In questa nazione, in questa regione, e' il tempo di avere coraggio e di fare le cose giuste, a prescindere da qualsiasi altro calcolo, di qualsiasi altra natura.
La vita delle persone viene prima della sua paura e se lei il coraggio non ce l'ha e' l'ora che se lo dia. Non ci servono altri don Abbondio, ma piuttusto persone con la spina dorsale ben salda.

Grazie.

MRD

Blog di Maria Rita D'Orsogna


la prego cortesemente di voler sentire le ragioni della professoressa Maria Rita D'Orsogna, che si batte ormai da due anni contro la deriva petrolifera della nostra Regione, facendo sotto e sopra dagli Stati Uniti all'Italia, con una tale passione, che merita un profondo rispetto e ringraziamento da tutti noi cittadini Italiani, non voglio polemizzare con lei per il suo disarmante silenzio per quanto riguarda la situazione attuale dell'intero Abruzzo interessato da istanze di vario genere messo in atto dalle varie ditte petrolifere che stanno per assaltare la nostra regione, a questo lasceremo la storia dare un giudizio, ma me lo consenta, penso che almeno una risposta lei alla professoressa Maria Rita la deve, in un paese democratico il confronto con persone che magari la pensano diversamente da noi deve essere sempre lasciato aperto.
Lei ha questa straordinaria opportunità di fare sapere come la pensa, la sfrutti.
cordiali saluti.

GUIDONE Giosuè

Scrivi all'Assessore Daniela Stati



Regione ABRUZZO sintesi attività idrocarburi.

Le fotografie, mappe e dati sono proprietà del sito ufficiale del Ministero Dello Sviluppo Economico - UNMIG, il mio intento e solo quello di collegare i vari dati tra di loro per favorire una maggiore chiarezza sulla situazione idrocarburi nel territorio Abruzzese.

TERRA FERMA

Riepilogo sintetico sulle attività operanti nel territorio della regione ABRUZZO sulla terra ferma, se invece volete la situazione attuale sulla costa adriatica Abruzzese, quindi le attività in mare
potete andare QUI

Produzione di idrocarburi
Gas naturale
Anno Produzione (Smc)
________________________
200492.915.430
200571.369.416
200667.562.934
200743.680.515
200835.904.941
200917.878.923


Titoli produttivi

1. CELLINO STOCCAGGIO
2. FILETTO
3. S. MAURO

Olio greggio
Anno Produzione (Kg)

2004878.650




Gettito Royalties

Anno 2009
RegioneImporto (Euro)

Regione Abruzzo 395.764,69



Titoli minerari vigenti

Aggiornamento al 30/09/2009
Tipo titolonumero area (Kmq)

1. PERMESSI DI RICERCA133.239,02
2. CONCESSIONI DI COLTIVAZIONE7491,20
3. CONCESSIONI DI STOCCAGGIO2101,17

Totale223.831,39


Istanze per il conferimento di nuovi titoli minerari

1. PERMESSI DI RICERCA8
- espletata CdS in attesa di intesa della regione1
- attività istruttoria sospesa7

2. CONCESSIONI DI COLTIVAZIONE3
- presentata e pubblicata sul BUIG1
- in attesa di VIA regionale/nazionale
e/o di autorizzazioni di altre amministrazioni
1
- attività istruttoria sospesa1

3. CONCESSIONI DI STOCCAGGIO1
- presentata e pubblicata sul BUIG1

Aggiornamento al 30/09/2009


Impatto sul territorio

Superficie regionale (Kmq) 10.793
Numero pozzi produttivi perforati in concessioni vigenti106 0,00982 pozzi per Kmq
Numero centri di raccolta e trattamento7 0,00065 centri per Kmq
Area interessata dagli impianti (Kmq)1,76 0,02% della superficie regionale

Carta degli impianti

giovedì 8 ottobre 2009

Continuano le richieste di perforazioni petrolifere in Abruzzo

Pescara - Le associazioni preoccupate perchè in scadenza la legge-moratoria "blocca Centro-Oli" Il Governo regionale afasico sulla "petrolizzazione" dell'Abruzzo

Continuano le richieste di perforazioni petrolifere in Abruzzo

PESCARA - La rete di sessanta associazioni e comitati "Emergenza Ambiente Abruzzo" chiede formalmente di incontrare il presidente Chiodi per conoscere se e quali atti istituzionali la Regione dei Parchi intende portare avanti per contrastare la deriva petrolifera in Abruzzo.

Il tempo stringe. Al di la' delle continue nuove richieste di perforazioni che stanno interessando le province costiere sia in terra che in mare, e' ormai prossima la scadenza della Legge 14/2008 - la cosiddetta Legge blocca Centro Oli - fissata per il 31 dicembre 2009 e che vieta attivita' di estrazione petrolifera nella nostra regione.

Emergenza Ambiente Abruzzo pensa che sia giunta l'ora di un confronto franco e democratico con il presidente della regione Gianni Chiodi su questo tema. Si chiede una posizione precisa - qualunque essa sia - non fatta di parole ma avvalorata da atti istituzionali.

L'attivismo dei cittadini, le professionalita' dei singoli, le competenze e l'esperienza delle associazioni storiche che si occupano di ambiente hanno portato alla stesura di numerosi documenti di contrarieta' al proposto progetto di perforazione del pozzo Elsa2, nelle acque antistanti Ortona, tutte regolarmente inviate al ministero dell'Ambiente. Ben quattordici osservazioni sono state redatte, fra cui quelle della Provincia di Chieti, della Confcommercio, di Assoturismo, del WWF, dei comuni di Miglianico e Francavilla, della Federazione Autonoma Balneare, della Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola Impresa, e dalla diocesi di Lanciano/Ortona. Agli enti si sono uniti testi di liberi professionisti, scienziati, operatori turistici.

Un'azione corale dovuta alla grinta e determinazione della scienziata Maria Rita D'Orsogna, che ha saputo unire tante realta' diverse, ma unite dalla stessa preoccupazione di salvare il patrimonio naturale dell'Abruzzo per le generazioni future.

Se da un lato i cittadini si sono mobilitati in massa in occasione di Elsa2, l'impegno della classe politica a livello regionale e' stato latente. Poiche' la problematica investe meta' del territorio regionale, Emergenza Ambiente Abruzzo ha bisogno ora di sapere, in maniera chiara e concreta, quale sia la posizione del governatore d'Abruzzo,

Gianni Chiodi e dell'assessore all'ambiente Daniela Stati in merito all'imminente petrolizzazione della regione.

Emergenza Ambiente Abruzzo vuole sapere se le piu' alte cariche d'Abruzzo intendono farsi interpreti della volonta' popolare presso le istituzioni centrali o se invece vogliano restare meri spettatori della fine dell'Abruzzo che conosciamo oggi.

08.10.09 19:14

fonte:
PagineAbruzzo

venerdì 2 ottobre 2009

Allarme rosso sull’olio nero. Wwf:«il futuro non è roseo»



ABRUZZO. Il dato di fatto è che la Regione a quasi un anno dal suo insediamento non ha varato nuove norme. Nell’ultima commissione bilancio è stato ritirato il progetto di legge (contestato dall’opposizione) che avrebbe dovuto regolare la distribuzione delle royalties derivanti dalle estrazioni dal sottosuolo.


A dicembre scadono i termini che bloccano il centro oli dell’Eni ad Ortona. Che si fa?
L’ennesimo allarme inerzia lo lancia il Wwf che prova a smuovere la Regione a darsi da fare ed infretta.
Il tutta nascerebbe dal fatto che non è stato ancora approvato lo strumento di pianificazione di settore, il Piano Energetico Ambientale Regionale che la precedente Giunta Del Turco predispose, ma non fece approvare, e sul cui destino l’attuale non ha ancora fatto chiarezza.
Nel concreto, però, mentre in Abruzzo non si decide, altrove si decide per l’Abruzzo.
«La deriva petrolifera», ricorda oggi il Wwf, «colpisce la nostra regione il cui territorio è al 50% interessato da concessioni per ricerche ed estrazioni di idrocarburi. L’attuale Governo regionale sembra non aver compreso che per l’Abruzzo si sta delineando un futuro nero e non sembra impegnato ad impedirlo. Le dichiarazioni di principio di contrarietà alla realizzazione di un Centro Oli ad Ortona non sono più sufficienti, perché il problema non è la localizzazione della mini raffineria in un altro posto, ma individuare una strategia per impedire che l’Abruzzo scivoli verso la deriva petrolifera».
C’è poi l’altra incognita che pure si affaccia a fare ombra sulla nostra regione: il nucleare.
Lo scorso 11 settembre WWF, Greenpeace e Legambiente hanno invitato tutte le regioni italiane a ricorrere davanti alla Corte Costituzionale per fermare la legge n. 99/2009 che centralizza le procedure per la scelta di siti dove costruire centrali nucleari, militarizzando di fatto le aree scelte dal Governo nazionale ed esautorando le Regioni e gli Enti locali da qualsiasi possibilità di intervenire nei processi decisionali.
Ebbene, mentre 12 regioni (Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria e Molise che rappresentano circa il 60% del territorio italiano) hanno deciso di impugnare la legge, ed altre come Veneto, Sicilia e Sardegna hanno già manifestato formalmente la loro contrarietà ad ospitare centrali, il nostro Governo regionale tace, rinunciando di fatto a rivendicare il proprio diritto a decidere se e dove far realizzare una centrale nucleare in Abruzzo.
«È questo il futuro che si vuole per l’Abruzzo? È così che si difendono gli interessi degli abruzzesi?», si domanda Dante Caserta, consigliere nazionale del Wwf.

02/10/2009 13.34

fonte:
PrimaDaNoi.it

giovedì 1 ottobre 2009

CONFCOMMERCIO CHIETI ED EMERGENZA AMBIENTE ABRUZZO

EMERGENZA AMBIENTE ABRUZZO*** UNA CAMPAGNA CONTRO LA “PETROLIZZAZIONE” DELLA NOSTRA REGIONE *** Confcommercio Chieti ed Emergenza Ambiente Abruzzo - rete di 60 associazioni e cittadini - insieme per dire no al petrolio

del 01/10/2009

Un no grande alla petrolizzazione dell'Abruzzo, colorato e visibile sarà presto affisso in tanti negozi ed esercizi, degli affiliati alla prestigiosa associazione di categoria, una accoppiata inedita per ribadire che la modernità e il suo sviluppo passerà sempre più attraverso la salubrità e la bellezza dei luoghi.

Un dato di fatto ormai ineludibile, ce lo insegnano nazioni all'avanguardia quali la Germania, la Svezia, la Danimarca, che con questo connubio hanno creato migliaia di posti di lavoro,tanta bellezza e salute in più .

Un appello colorato con dentro la grande speranza che la regione in sintonia con le linee guida europee, facciano dell'ascolto un punto di eccellenza, per creare insieme l'Abruzzo del futuro.
Una regione che certamente dovrà seguire e potenziare quel simbolo che in tanti ci invidiano
nelle miriadi di progetti diversificati ma uniti dall'amore per la propria terra e le sue generazioni future : artigianato, turismo, agricoltura di eccellenza , made in-La Regione dei Parchi-, progetti pilota per le energie alternative, sull' innovazione per il risparmio energetico... quale luogo migliore per accogliere questo vento nuovo creando proficue collaborazioni con le università abruzzesi
e aziende leader del settore .

L'esatto opposto dello sviluppo di rapina, che più che dare un momentaneo benessere per pochi,
regalerà povertà, incertezza e degrado per tanti nel lungo periodo .


------------------------
Emergenza Ambiente Abruzzo
-rete di associazioni e cittadini-
info: Maria Rita D'Orsogna
Docente della CSUN Los Angeles
mobil 001 310 570 5591
Dante Caserta
Consigliere Nazionale WWF
mobil 335 8155085
Angelo Di Matteo
Presidente
Legambiente Abruzzo
mobil 347 8489363




fonte:
Pescaraonline.net

mercoledì 30 settembre 2009

Ritagli di Giornali

Presidente CONFCOMMERCIO Angelo ALLEGRINO
Prof.ssa Maria Rita D'ORSOGNA
Assessore alla provincia Franco MORONI
Dr. Michele D'ANDREA
signorina Cristina e tutto lo staff ConfCommercio
Fabrizia ARDUINI di EAA

GRAZIE !


dal giornale "il centro" data 03 ottobre 2009








Petrolio. Ritirato il progetto di legge sulle royalties

ABRUZZO. E’ stato ritirato questa mattina nella commissione Bilancio il progetto di legge Febbo-Chiodi per la disciplina delle royalties derivanti dallo sfruttamento del sottosuolo.

Era stato iscritto all’ordine del giorno dal presidente Emilio Nasuti (Pdl) e lui stesso questa mattina ha precisato che il progetto di legge veniva ritirato per il momento e, dunque, non sarà discusso a breve. Probabilmente non sarà discusso più.
«E’ stato un errore mio l’inserimento del progetto all’ordine del giorno», ha detto Nasuti, «la giunta al momento sta elaborando un articolato più completo e globale all’interno del piano regionale energetico per cui al momento l’iniziativa è superata».
Pericolo rientrato?
Difficile dirlo visto che sono ormai passati molti mesi dall’insediamento della giunta Chiodi e che nessun provvedimento, nessuna nuova disciplina è stata varata la quale possa regolare lo sfruttamento del sottosuolo abruzzese.
«Il frettoloso ritiro», ha commentato Maurizio Acerbo (Rc),«è l’implicita conferma delle critiche che avevamo rivolto al progetto di legge Febbo il cui stesso proponente lo aveva presentato come la risposta ai problemi della petrolizzazione. Lo avevamo detto lo scorso dicembre ma non siamo stati ascoltati che quel progetto di legge era inutile rispetto allo scopo che avrebbe dovuto avere negli annunci del centrodestra. Ora la notizia è che Chiodi ed i suoi stanno cercando nuove strade. Ho interrogato Nasuti che diceva di essere a conoscenza di un provvedimento più complessivo ed ho dunque chiesto di saperne di più ma per ora senza esito».
Acerbo ha poi ricordato che il nuovo consiglio regionale appena insediato approvò un ordine del giorno (firmatari tra gli altri Costantini e Acerbo) approvato all’unanimità con il quale si impegnava la giunta Chiodi entro 45 giorni ad opporsi all’impugnativa del governo e ad emanare altri provvedimenti in grado di bloccare l’avanzata petrolifera.
La Regione però si è costituita tardivamente nel procedimento intentato dal governo che aveva impugnato la legge regionale e contestualmente si è avanzato il progetto Febbo che avrebbe dovuto regolare la materia.
«Invece», ha commentato ancora Acerbo, «a quasi un anno di distanza siamo ancora a zero per quanto riguarda iniziative concrete. Inoltre è buio assoluto su cosa contenga il piano regionale energetico. Prendiamo atto che il centro destra non è riuscito a concretizzare nulla sul petrolio così come sul nucleare. Anche su questo versante emerge la gravità dell’atteggiamento di totale latitanza sul tema di Chiodi e della giunta di centrodestra abruzzese che pure sono stati votati da una minoranza di abruzzesi e che governano una Regione che è nota a livello nazionale per i suoi Parchi Nazionali. Devo constatare con amarezza che la linea della giunta Chiodi è quella della più totale sottomissione al Presidente del Consiglio».

30/09/2009 15.28

fonte:
PrimaDaNoi.it

martedì 29 settembre 2009

L’Abruzzo nero avanza: in commissione regionale la disciplina delle royalties


ABRUZZO. Il futuro dell’Abruzzo è sempre più nero. Tra proclami e prese di posizione sembra avanzare sottotraccia il progetto di petrolizzazione della nostra regione. La notizia è che arriva, mercoledì 30 settembre, in commissione regionale il progetto di legge che disciplina la materia delle royalties.


In pratica il consiglio regionale ben presto sarà chiamato a decidere in che modo ed in che misura dovrà dividere i guadagni derivanti dalle estrazioni del sottosuolo gas e petrolio e non solo. Quale percentuale rimarrà alla Regione, quanto alle Province ed ai Comuni?
Ma a che pro impegnare tempo e denaro per decidere qualcosa che poi non servirà ad una regione che il petrolio non lo vuole, così come pure promesso più volte?
Sulla materia è scontro duro anche perché associazioni e comitati continuano la loro battaglia conquistando sempre più spazio sui media di tutto il mondo.
Nei giorni scorsi interventi della studiosa ortonese Maria Rita D’Orsogna si sono registrati sul Corriere della sera e su alcuni giornali della Gran Bretagna e degli Stati Uniti.
Tutti parlano dell’Abruzzo che si prepara ad accogliere l’oro nero.
Ma non sono gli stessi stati dove la Regione ha speso centinaia di milioni di euro in pubblicità per convincere gli indigeni a sbarcare nella “regione verde d’Europa”?
Il progetto di legge che arriva in commissione bilancio è quello di Febbo-Chiodi e farà discutere non poco, oltre ad aprire una pesante battaglia politica.
Strumentalizzazioni comprese, bisognerà in qualche modo stabilire che regione sarà quella dei nostri figli: natura, verde, parchi e turismo oppure petrolio, gas, bilanci rimpolpati dalle royalties, inquinamento e niente turismo.
Una decisione precisa ed inequivocabile farebbe peraltro risparmiare moltissimi denari pubblici (perché continuare ad investire sul turismo se si decidesse per il petrolio?)
«Si tratta di una legge imbroglio», dice Camillo D’Alessandro (Pd) promettendo battaglia, «si dicono contrari all’estrazione del petrolio, ma si preoccupano di come fare cassa, se pur modesta, dalla sua estrazione. Una legge – incalza l’esponente del PD – senza senso perché siamo in attesa del pronunciamento della Corte Costituzionale sulla Legge, approvata all’unanimità nella precedente legislatura , che stabilisce il divieto di insediamento per industrie che svolgano attività di prospezione, ricerca, estrazione, coltivazione e lavorazione di idrocarburi».
Si tratta della legge D’Alessandro, primo firmatario, approvata ad ottobre dello scorso anno, la legge n. 14/2008, da entrambi gli schieramenti e che il Governo Berlusconi ha impugnato per presunti profili di illegittimità costituzionale. In difesa della legge si è costituito in giudizio, se pur oltre i termini previsti, la Regione Abruzzo.
«Chiodi aveva rassicurato in più occasioni la popolazione abruzzese», ricorda D’Alessandro, «sul fatto che l’Abruzzo non si sarebbe trasformata in regione petrolifera, allora che senso ha prevedere una legge che disciplina le royalities in attesa, tra l’altro, del giudizio pendente della Corte Costituzionale?»

LA PROVINCIA DI CHIETI DIFENDE LA SUA COSTA (CON IL PARCO)

Dopo l'invio al Ministero dell'Ambiente, da parte del presidente della Provincia, Enrico Di Giuseppantonio, delle osservazioni critiche sul progetto di estrazione petrolifera in mare denominato “Elsa 2”, anche il Consiglio provinciale assume un'iniziativa a difesa della costa teatina. Ieri sera, infatti, nel corso della seduta consiliare, una mozione proposta dal consigliere Franco Moroni (Pdl) e sottoscritta da tutto il centrodestra, è stata approvata all'unanimità.
La mozione «impegna – si legge nel dispositivo dell'atto – l’amministrazione provinciale, tramite il presidente Enrico Di Giuseppantonio, ad essere parte attiva presso il Ministero dell’Ambiente per la posizione di rifiuto sull’istallazione del pozzo estrattivo denominato “Elsa2” ed a proporre al presidente della Regione Chiodi l’apertura di un tavolo congiunto per realizzare un Piano di Gestione Integrata della Costa che stabilisca il non posizionamento di impianti estrattivi marini nelle vicinanze delle coste e il limite di collocazione degli stessi».
«L’Abruzzo – spiega il proponente nel dispositivo della mozione – ha da tempo condiviso e consolidato le proprie scelte strategiche destinando importanti territori a parchi, puntando sullo sviluppo dell’agricoltura e dei suoi prodotti, valorizzando il turismo costiero e montano, creando nel contempo una sorta di “marchio” di origine, che narra di un Abruzzo a garanzia di genuinità e di rispetto del territorio e delle sue diversità.
Negli ultimi anni a causa di istanze, permessi e concessioni, l’Abruzzo manifesta sempre più una nuova geografia, quella degli idrocarburi, totalmente nelle mani e negli interessi delle compagnie petrolifere nazionali ed internazionali. È urgente dare un importante segnale e intervenire sull’attuale modello energetico che dipende troppo da fonti fossili altamente inquinanti, non si può negare, infatti, che in Italia ci sia bisogno di investire nel settore energetico ma di certo non nel petrolio, una fonte che va in direzione opposta dagli impegni presi dal nostro paese con la firma del protocollo di Kyoto.
L’orientamento del Governo regionale e provinciale sia una condizione utile ad avviare una riflessione sul futuro industriale ed energetico dell’Abruzzo che, di fronte alla sfide globali dei mutamenti climatici, non può che essere orientata alla qualità e all’innovazione ambientale.
Le linee programmatiche del mandato amministrativo del Presidente della Provincia Enrico Di Giuseppantonio e quindi della maggioranza, all’articolo 13 e 17, portano avanti un preciso progetto da attuare nel quinquennio che è quello del turismo come risorsa principale strettamente legato alle qualità naturali e ambientali del nostro territorio».

29/09/2009 19.07

fonte:
PrimaDaNoi.it

lunedì 28 settembre 2009

L'Abruzzo non vuole diventare un pozzo (petrolifero) senza fondo

Nel mirino anche le colline del Montepulciano Doc e Il parco nazionale della Majella

Un piano prevede di installare impianti di estrazione sul 50% del territorio: a rischio agricoltura e turismo

Le colline del Montepulciano Doc
Le colline del Montepulciano Doc
Spero che vogliate parlare di tutto l'Abruzzo come zona da salvare. L'Eni infatti si appresta a trasformare la nostra regione in un mega campo petrolifero, trasformando il 50% del territorio in zona per l'estrazione del petrolio, comprese le colline del Montepulciano Doc, Il parco nazionale della Majella, e quello di Lazio ed Abruzzo. Sono due anni che cerco di sensibilizzare abruzzesi - politici, popolo, giovani e chiesa cattolica su questo grave problema, con la stampa nazionale che sembra essere mummificata. La Basilicata, dove si trivella da 15 anni, muore, e io vorrei che per una volta in Italia fossimo preventivi e fermassimo il degrado ambientale prima di iniziare a contare i morti. In Basilicata si può.

Il petrolio abruzzese è di qualità scadente. E' un fango fortemente corrosivo e denso. L'indice API è 12. Il petrolio migliore del mondo è quello texano ad indice 40. Quello peggiore sono le sabbie del


Canada con indice 8. Dunque, il petrolio abruzzese giusto un po meglio delle sabbie bituminiche dell'Alberta. L'idea dell'Eni è quella trasformare 15 ettari di terra a Montepulciano doc ad Ortona in una raffineria di petrolio creata apposta per desolforizzare le schifezze del sottosuolo abruzzese. Questo centro deve sorgere a 500 metri dal mare. Si parla di costruirne altri due nella piana di Navelli e nel Teramano. Le trivelle nel mare a Pineto ospiteranno la desolforazione sulle piattaforme stesse. L'Abruzzo quest' anno è arrivato quarto al Vinitaly di Verona per numero di medaglie sulla qualità dei vini.
Questa regione fino a 50 anni fa era povera. Ora, la possiamo rigirare come vogliamo, ma vino, agricoltura, turismo e petrolio non possono coesistere. Alcuni studi dell'università californiana Davis, con uno dei dipartimenti di agricoltura più famosi d'America, ha concluso (30 anni fa!) che le emissioni di idrogeno solforato alle stesse dosi di quelle consentite dalla legge italiana, causa la morte dei vigneti. Bucare in lungo e largo l'Abruzzo significherà quasi sicuramente compromettere tutta la nostra agricoltura.
Una vista della Piana di Navelli
Una vista della Piana di Navelli
Il rapporto guadagno petrolifero/perdita agricoltura è infinitamente basso. Ad Ortona, il petrolio porterà a 30 posti di lavoro (l'ha detto l'Eni stessa) a fronte di 5000 famiglie nei vari comuni attorno alla proposta raffineria impiegate nell'agricoltura che perderanno il loro sostentamento, per non parlare del turismo e della pesca del luogo. Il petrolio abruzzese non è una risorsa per l'Abruzzo, ma per l'Eni. Non esiste un comune "petrolizzato" in Italia dove si vive bene con il petrolio: esplosioni a Trecate, petrolfiere inabissate a Genova, bimbi deformi a Gela, tumori fuori ogni limite a Falconara, inquinamento alle stelle a Melilli, Priolo, Augusta, Cremona, Falconara, Mantova, Sannazzaro, Sarroch, Marghera, Manfredonia.
Anche per quanto riguarda le famose royalties, facciamo pena. In Norvegia fra tasse locali e governative, devi lasciare l'80% del ricavato ai Norvegesi. In Italia, le tasse governative sono del 30% e poi agli Abruzzesi resterà l'1% della ricchezza estratta. Però se estrai al di sotto di un certo limite, paghi zero spaccato. Chi controlla il greggio estratto è l'estrattore stesso! Ai petrolieri si vuole regalare il 50% del territorio, compreso parte dei parchi nazionali e la costa. Su quei territori vive l'80% della gente d'Abruzzo. Un sondaggio fatto dal governo centrale mostra che il 75% degli abruzzesi è contrario alle trivelle. La terra non è dell'Eni ma degli Abruzzesi. Grazie ad altre opere già portate avanti (fra cui la centrale turbogas di Gissi), l'Abruzzo già produce più energia di quanto gli serva. Il petrolio non può coesistere con l'Abruzzo che conosciamo oggi.

Maria Rita D'Orsogna
Assistant Professor Department of Mathematics
California State University at Northridge Los Angeles CA

VALUTAZIONE AMBIENTALE ED ECONOMICA ( a cura del Wwf) - Un’oasi di bellezza tra il cemento che copre gran parte della costa abruzzese, con unicità botaniche, geologiche, faunistiche e storiche, è quella che si dispiega nel tratto litoraneo che va da Ortona a San Salvo. Un susseguirsi di falesie, calette, spiagge sabbiose e ghiaiose, interrotte dai famosi “trabocchi”, scheletri di legno magicamente sospesi tra la terra e il mare per pescatori poco avvezzi alle onde. A ridosso della costa le colline del Montepulciano da cui si ricava il pregiato vino, degno prodotto di un luogo anticamente chiamato “La terra d'oro“, per la ricchezza delle acque, la fertilità delle campagne e le bellezze paesaggistiche . Questo lembo di costa, miracolosamente salvatosi grazie al vecchio tracciato ferroviario- ora dismesso- sta scomparendo a ritmi vertiginosi sotto l'insipienza di gran parte dei nostri amministratori comunali, regionali e del Governo Nazionale, nonostante alcuni iniziali e importanti tentativi di salvaguardia. E' nel 2001 che inizia l'iter istitutivo del Parco della Costa Teatina mai portato a termine da nessun governo regionale che si è succeduto. Solo nel 2007 vengono istituite quattro piccole Riserve regionali nell’ambito di un Sistema di aree protette, che non riescono però a frenare la speculazione edilizia. Oggi la costa rischia anche la deriva idrocarburi: aumento costante delle perforazioni petrolifere in mare e in terra, previste dal Piano triennale energetico dell'attuale Ministero degli Affari Produttivi, l'incombente realizzazione di un Centro Oli (raffineria), momentaneamente sospesa grazie alla tenace opposizione di associazioni e comitati di cittadini, la prospettiva di un porto (Ortona) destinato all’industria petrolifera. Come non bastasse fiumi in condizioni disastrose, cementificazione che avanza inarrestabile, spiagge soffocate da stabilimenti e attrezzature balneari che fagocitano i residuali habitat dunali, tingono il futuro di questo specialissimo lembo di costa a tinte fosche.


25 settembre 2009 (ultima modifica: 28 settembre 2009)

fonte:
CORRIERE DELLA SERA.it